Il nero: un colore dagli infiniti significati

Il nero: un colore dagli infiniti significati

Il colore nero è uno dei più affascinanti e versatili, ricco di significati e con una lunga storia che si intreccia con l'evoluzione della cultura e della scienza, assumendo una miriade di significati simbolici. Il nero rappresenta il buio, la non vita, la disperazione, l’oscurità, il male. Insomma, sembra avere solo connotazioni negative, ma è anche il colore della spiritualità e della meditazione, la sua “non vita” lo rende inattaccabile dalle passioni e dalle tentazioni della vita terrena; comunica anche austerità ed eleganza, serietà e potere, infatti è spesso usato in contesti formali e professionali.

Un pizzico di scienza

Dal punto di vista scientifico, il nero non è un colore nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto la mancanza di luce riflessa. Quando un oggetto assorbe tutte le lunghezze d'onda della luce visibile, appare nero ai nostri occhi. Questa caratteristica lo distingue nettamente dai colori che, al contrario, riflettono specifiche porzioni dello spettro luminoso e lo rende l'opposto del bianco, che, invece, è il risultato della riflessione di tutte le lunghezze d'onda.

Una lunga storia

Il colore nero nella storia antica

Nelle pitture rupestri, realizzate con pigmenti a base di carbone, è uno dei primi colori utilizzati, insieme al bianco e al rosso.

All’inizio della sua storia il nero non ha ancora significati legati a forze malefiche anzi è legato alla terra e alla sua dimensione feconda. Sin dal Neolitico, pietre nere sono associate al rito funebre, come segno benefico che assicura un passaggio verso l’aldilà e la promessa di una rinascita.

Anche nell'antico Egitto, il nero è associato alla fertilità e alla rinascita, in quanto legato al limo del Nilo, che fertilizza i campi, e “il nero” è anche un epiteto del dio Osiride, re degli inferi. I sacerdoti egizi indossano abiti neri per rappresentare il loro legame con il divino e il mondo dell'aldilà.

Ai tempi degli antichi Greci il colore nero è regolarmente associato alla morte; l’Ade, il regno dei morti, ha cancelli, fiumi e alberi neri, e nel regno dei vivi chi partecipa ai riti funebri spesso indossa stoffe nere.

Sono poi i Romani a codificare il legame tra indumenti neri e lutto.

Il nero nel Medioevo e nel Rinascimento: tra demonizzazione e nobiltà

Anche nel linguaggio araldico medievale il nero, colore di Saturno collegato al diamante,  simboleggia il lutto.

Durante il Medioevo sono neri gli abiti quaresimali, per indicare agli altri il desiderio di vivere un periodo di ricerca spirituale e di rinuncia ai piaceri terreni. Negli abiti monastici (per esempio dell’ordine dei benedettini) il nero è segno di temperanza e umiltà.

Dopo l’anno Mille, durante l’epoca feudale, in Europa cominciano a prevalere i significati del nel “nero cattivo” che diventa, e rimane per molti secoli, il colore del Diavolo.

Con la fine del Medioevo, anche se il nero infernale non sparisce completamente, in numerosi ambiti viene rivalorizzato diventando un colore rispettabile, alla moda e addirittura di lusso.

Infatti, fino ad allora ottenere un bel colore nero pieno e durevole era molto difficile e costoso, le stoffe nere risultano piuttosto brutte e sbiadite e vengono riservate alle classi più povere, mentre le classi dominanti indossano vestiti dalle tinte brillanti.

Ma già dalla fine del XIII secolo, e nei primi decenni del XIV, in certi ambienti, per esempio quello di giuristi e magistrati o in alcune Corti sovrane, nasce un maggiore interesse per il colore nero. Agli occhi di chi viveva in quegli ambienti, così come a quelli di diversi ordini monastici e religiosi, il nero non è infernale, ma austero e virtuoso. Così, quelli che esercitano un ufficio o una carica pubblica, cominciano a vestirsi di nero. A poco a poco, anche i professori universitari li imitano e adottano il nero come segno di una certa morale civica. Dopo la seconda metà del 1300 anche mercanti, banchieri e tutti quelli che si occupano di finanza cominciano a vestire di nero.

La maggiore richiesta di tessuti di colore nero, stimola i tintori a migliorare le tecniche di produzione per rendere le stoffe di un nero pieno, intenso e stabile nel tempo.

Migliorando la qualità delle tinture, e potendole applicare anche a tessuti pregiati, la moda del nero si diffonde anche nelle Corti, prima in Italia poi, sul finire del secolo, si estende a quelle europee. Il momento decisivo per la definitiva affermazione del nero lussuoso si ha con Filippo il Buono (1396-1467), duca di Borgogna, il quale, dopo che suo padre viene assassinato dai francesi, decide di indossare abiti neri per tutto il resto della vita. Questo nero, sugli abiti lussuosi e pregiati del raffinato duca, diventa un segno di distinzione sociale e influenza il resto dell’aristocrazia europea.

Nel Rinascimento italiano, il nero viene usato per creare effetti grafici, per esempio come nel favoloso abito a strisce nere ed oro di Beatrice d’Este, Duchessa di Milano.

Ben diverso è il carattere che il nero assume nella morale protestante. Per la Riforma l’abito ha la funzione di ricordare all’uomo la sua miseria, deve esprimere umiltà e deve essere semplice, discreto, austero e privo di accessori. L’uso di abiti scuri, raccomandato dai grandi riformatori, fa del nero il colore più usato negli abiti maschili tra il XV e il XIX secolo.  

Il nero, assume così anche significati ideologici diversi da una parte all’altra dell’Europa: mentre nelle Corti cattoliche è un tratto distintivo dell’aristocrazia, nei Paesi protestanti diventa il colore dei borghesi.

L’epoca moderna: il nero tra caccia alle streghe e scoperte scientifiche

Durante il Seicento, almeno in alcuni ambienti, sembra esserci un ritorno dei colori vivaci. Per esempio alla corte di Luigi XIV, almeno fino a quando Madame de Maintenon, moglie morganatica del re Sole, non inizia a vestirsi di nero e di bianco per riportare la moralità nella vita di Versailles. Oppure a Roma, dove i papi finanziano grandi artisti per abbellire le chiese, perché “niente è troppo bello per la casa del Signore”, e il Barocco si esprime al meglio.

Ma a parte poche eccezioni, il nero impera nella vita quotidiana degli europei: peste, miseria e morte sono ovunque. Ogni buon cristiano, protestante o cattolico, deve vestire di nero ed evitare colori vivaci e ornamenti vistosi anche a casa propria. È in questo periodo che si diffonde la pratica di tappezzare le case con drappi scuri e che il nero diventa definitivamente il colore del lutto.

Inoltre, con l’accentuarsi dell’intolleranza religiosa e con l’intensificarsi della caccia alle streghe, torna ad rafforzarsi il legame del colore nero con i suoi significati più oscuri legati al Diavolo e al male.

Verso la fine del XVII secolo, con gli studi di vari scienziati e soprattutto con la scoperta di Newton dello spettro della luce solare, suddiviso convenzionalmente in sette colori, il bianco e soprattutto il nero, escono da ogni sistema cromatico e non vengono più considerati colori.

La maggiore attenzione ai colori richiamata dalle scoperte scientifiche, durante il 1700,  fa fare al nero passi indietro in favore di colori chiari e vivaci o di altri colori scuri, come il blu. È una tendenza generale che si diffonde nell’abbigliamento, nell’arte ma anche nell’arredamento e che si manifesta soprattutto in Francia, che per qualche decennio è il paese dei colori luminosi e Parigi la città più elegante.

Persino i maiali nelle fattorie, che fino ad allora erano stati neri, attraverso incroci con razze asiatiche, si schiariscono e diventano rosa.

Solo in Spagna, nell’Europa del Nord e in Italia il nero è ancora predominante. Per esempio, nella Venezia del Settecento troviamo il nero nella Bautta, regina delle maschere veneziane che viene indossata anche al di fuori del periodo del Carnevale; garantisce l’anonimato, fornisce un messaggio di mistero, che molte volte si rivela anche un'arma di seduzione.

Verso l’800: il nero del romanticismo gotico e della seconda rivoluzione industriale

Dalla seconda metà del Settecento i romanzi “gotici” inglesi impongono un certo gusto per il macabro, che si accentua al passaggio del 1800 e con esso il nero fa il suo grande ritorno. È il trionfo della notte e della morte, delle streghe e dei cimiteri, dello straordinario e del fantastico.

L’eroe romantico, che qualche decennio prima desiderava essere in comunione con la natura e faceva sogni di bellezza e di infinito, prediligendo colori come il blu o il verde, ora diventa un personaggio instabile e angosciato che si crede segnato dal fato e si sente attratto dalla morte. Ovunque domina un senso di malinconia che per i poeti del XIX secolo diventa una condizione obbligata, quasi una virtù.

L’esoterismo e lo spiritismo sono molto di moda. A teatro si riscopre Shakespeare e alcuni suoi personaggi diventano delle icone; Amleto viene considerato un eroe romantico e il suo abito nero diventa un’uniforme più vicina alla sensibilità del momento rispetto all’abito blu del giovane Werther che aveva spopolato qualche decennio prima.

Il nero diventa il colore dominante negli abiti maschili sia nell’abbigliamento elegante dei dandy, reso di moda da Lord Brummell, sia quello degli uomini che vivono in contesti più modesti.

Dopo la Rivoluzione francese, l’immagine dell’uomo nella società è cambiata. Anche chi continua ad agire in ambienti elitari ora trae il suo prestigio dalla vita attiva, dagli impegni professionali. Si accentuano quegli aspetti che possono dare credibilità, fiducia, senso di sicurezza. Tutto questo confluisce in un’immagine austera, priva di frivolezze e quindi priva di colori che non siano neutri e discreti.

Verso la metà del XIX secolo, il nero diventa onnipresente nella vita quotidiana della gente comune. È l’inizio della seconda rivoluzione industriale, alimentata dal carbone, che porta con sé fumo, fuliggine e inquinamento. Il nero è ormai ovunque, in tutte le città industriali il fumo si deposita sugli edifici, sugli oggetti e anche sulle persone.

L’abito nero nell’abbigliamento maschile, negli uffici e nel mondo degli affari diventa quasi un’uniforme. L’etica del lavoro, di derivazione protestante, vieta i colori troppo vivaci e vistosi e considera il nero l’unico segno di serietà e di autorità. Anche poliziotti, gendarmi, pompieri, doganieri, ecc. hanno divise nere (diventeranno blu nel corso del ‘900).

Anche se già da qualche tempo la chimica industriale avrebbe permesso di fabbricare qualsiasi colore, quando cominciano a prodursi oggetti in serie, questi sono molto spesso neri, grigi o di colori molto scuri. Questo perché le aziende che producono prodotti per il consumo di massa, appartengono a ricche famiglie protestanti che impongono i loro valori e i loro princìpi.

Il ‘900: il nero diventa il colore del mondo della moda

Alla vigilia della Prima guerra mondiale, sono soprattutto i designer, gli stilisti e i sarti ad assicurare al nero una forte presenza nella vita quotidiana: non è più il nero principesco dei secoli passati, né il nero sporco e miserabile delle grandi città industriali; è un nero insieme sobrio e raffinato, elegante e funzionale. Nel mondo della moda, diversi sarti, come Jacques Doucet o Paul Poiret, scelgono il nero come colore preferito.

Nel corso della prima metà del XX secolo, il nero seduce la maggior parte degli stilisti: "la petite robe noire”, il tubino creato da Coco Chanel, ne è un esempio, ma anche il tailleur nero, prodotto da tutte le case di moda a partire dagli anni Trenta, gli fa concorrenza e rimane in voga almeno fino agli anni Sessanta come simbolo di eleganza discreta e pratica. Per Christian Dior, poi, il nero è il colore più popolare, pratico ed elegante di tutti. Egli sostiene che si può indossare il nero in qualsiasi momento e a qualsiasi età.

Il nero nel mondo contemporaneo

Oggi, nonostante le connotazioni in massima parte negative accumulatesi nei secoli, il nero piace molto ed è sempre presente nelle collezioni di moda, anche quando altri colori sembrano prendere il sopravvento. In parte perché nel mondo moderno molte superstizioni riguardo i colori sono state superate, e in parte perché il nero è una tinta sulla quale qualsiasi colore, anche il più debole, risulta forte e preciso; anche la persona o l’abito più banale accostati al nero acquistano carattere e personalità.

Tuttavia, mantiene l’ambivalenza che ne ha caratterizzato la sua storia: è il colore che si lega all’eleganza e al lusso, nella moda come nel design, alla sobrietà e al rigore, ma è anche il colore della protesta e della trasgressione.

Nero è il tubino, un classico intramontabile della moda, simbolo di eleganza e sobrietà ma anche la t-shirt dei metallari. Due mondi diversissimi tra loro, accomunati da un colore: il nero.

Curiosità sul colore nero

  • Il nero più nero del mondo: nel 2014, l'azienda Surrey NanoSystems ha creato il Vantablack, una sostanza in grado di assorbire il 99,965% della luce visibile, apparendo quindi estremamente nero.
  • In natura, il nero è un colore relativamente raro, ma non mancano esempi notevoli. Il corvo, la pantera nera e il famoso "buco nero" nello spazio sono esempi di come il nero possa essere associato alla maestosità e al mistero.
  • Il gatto nero è un simbolo ambiguo e affascinante, considerato a volte sacro, come nell’antico Egitto, a volte satanico, alleato delle streghe e del diavolo. Ancora oggi in certe regioni europee un gatto nero è un buon presagio: un randagio nero alla porta indica denaro in arrivo e se attraversa la strada, bisogna esprimere un desiderio. Al contrario, nel mondo mediterraneo e in America, per chi è superstizioso, un gatto nero che attraversa la strada è decisamente un cattivo presagio.
  • Fino alla fine del Settecento, uno dei neri più preziosi è il "nero di mummia", una polvere preparata nelle farmacie e venduta ad un prezzo altissimo, ottenuta triturando vere mummie egiziane, prelevate lungo le rive del Nilo e contrabbandate in Europa.

In conclusione, il nero riveste un ruolo fondamentale nella nostra percezione visiva e nel nostro immaginario collettivo. Se da un lato evoca oscurità e lutto, dall'altro è simbolo di spiritualità, eleganza, potere e raffinatezza. Che sia nell'arte, nella moda o nella natura, il nero continua a mantenere un fascino intramontabile, capace di evocare emozioni e significati profondi.

 

La storia dei colori è molto affascinante e complessa, coinvolge diversi aspetti della vita e della storia dell’umanità. Qui ho deciso di concentrarmi soprattutto sugli aspetti storici e sociali legati all’abbigliamento. Inoltre, a parte qualche accenno, è una visione parziale, limitata alla cultura occidentale e in particolare europea, quella che conosco meglio e sulla quale mi è più facile trovare materiale per documentarmi.

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