Rosso, il colore per eccellenza

Rosso, il colore per eccellenza

Per millenni, nella cultura occidentale, il rosso è stato il colore per eccellenza. Posto al centro dei sistemi cromatici, è stato a lungo il colore prediletto tanto che in molte lingue il termine “rosso” era sinonimo di “colorato” o addirittura di “bello”.

Il colore rosso nell’antichità

L’umanità è legata al colore rosso sin dalle sue origini. Secondo i miti antichi di molte culture, gli esseri umani vengono plasmati con la terra (argilla, sabbia, polvere) che in genere è descritta come rossa.

Insieme a bianco e nero, il rosso, è uno dei primi colori ad essere usato e il primo colore che l’uomo ha imparato a padroneggiare, fabbricare e riprodurre in diverse sfumature. Già trentamila anni prima di Cristo, nell’arte paleolitica, venivano utilizzate terre rosse e ossidi di ferro. Ed è molto probabile che l’essere umano abbia iniziato a usare il rosso come pittura sul corpo, con funzioni estetiche, protettive e sociali, prima ancora che sulle pareti delle grotte.

Nell’Antico Egitto, il rosso è il colore dell'arida sabbia del deserto contrapposta alla fertile terra nera della Valle del Nilo. Il rosso è associato al dio Seth, incarnazione del caos, del male e della distruzione e per questo gli scribi lo usano per i geroglifici che indicano pericolo o sventura. Tuttavia, il rosso serve anche a distinguere i generi: i personaggi maschili sono generalmente dipinti con la pelle rossa o bruna, mentre le donne con toni più chiari, beige o giallo chiaro.

I Romani amano la policromia e il rosso, il colore del dio Marte, spesso prevale: rossi sono i mattoni e le tegole, rosse le decorazioni e le pitture murarie nelle ville, rosse molte stoffe usate come ornamenti nelle case, rosso è il trucco sulle labbra e sulle guance delle matrone. Il rosso, considerato bello, seducente e porta fortuna, abbonda anche tra i gioielli: pietre, paste di vetro colorate, pezzi di corallo incastonati in un metallo prezioso.

A Roma, vengono usati diversi coloranti rossi: dall’ocra, molto comune, al cinabro, raro e costoso, alla porpora, colorante preziosissimo che consolida il rosso come simbolo del potere e del prestigio. Nel II secolo d.C., le lane tinte con la porpora di Tiro, la più cara, vengono vendute a dieci o anche venti volte il prezzo di quelle non tinte. All’inizio, le stoffe tinte con la porpora sono indossate in generale dagli aristocratici, poi il diritto di utilizzarle viene ristretto solo ai sacerdoti, ai magistrati e ai comandanti militari. L’imperatore è l’unico che può vestire interamente di porpora, a sottolineare il suo potere assoluto.

Il Medioevo: tra amore divino e fiamme dell’inferno

Durante il Medioevo il sistema simbolico del rosso si riorganizza attorno all’ambivalenza del fuoco e del sangue: il rosso-fuoco visto in senso positivo rappresenta lo Spirito Santo, la luce divina e la carità; in senso negativo, è il colore delle fiamme dell’inferno, di Satana e dei demoni. Allo stesso modo il rosso-sangue rappresenta il sangue versato da Cristo sulla croce, simbolo di salvezza e purificazione e, in negativo, rappresenta il peccato, la violenza, l'impudicizia.

Nel corso del Medioevo il rosso diventa il simbolo del potere sia per il Papa, che si veste completamente di rosso, che per l’imperatore. Carlo Magno, in occasione della sua incoronazione nell’800, si presenta a Roma, al Papa Leone III, indossando una clamide rossa alla moda romana. Questo indumento indossato da Carlo Magno, nel corso del tempo, diventa un mantello ampio, attributo obbligatorio del potere imperiale. Nell’Europa feudale molti sovrani fanno altrettanto ricevendo, durante l’incoronazione, un abito o uno stendardo rosso. Ancora una volta il rosso rappresenta il potere e il prestigio.

Infatti, è il colore preferito dalla nobiltà grande e piccola, che apprezza tutto ciò che è rosso: stoffe, indumenti, gioielli, decorazioni, emblemi. Per lungo tempo il rosso continuerà a essere il colore preferito dall’aristocrazia occidentale, amato sia dalle donne, che lo associano alla bellezza e all’amore, che dagli uomini, perché simboleggia il coraggio, la potenza e la gloria.

Tuttavia, il rosso può essere usato anche come marchio di appartenenza a certe categorie: in molte città medievali, le prostitute sono obbligate a indossare un capo rosso per essere identificate, e lo stesso colore caratterizza il cappuccio del boia o tratti dei personaggi negativi come Giuda (spesso raffigurato con i capelli rossi).

Dalla Riforma all'Età Moderna: il declino del rosso

Alla fine del Medioevo inizia per il rosso un periodo turbolento. Deve affrontare la concorrenza del blu, ammirato e a volte preferito, e anche l’ascesa del nero, colore molto in voga nelle corti, dove incarna per molti decenni il lusso e l’eleganza.

Tuttavia, il rosso non sparisce; invece dei toni vivaci e luminosi dell’epoca feudale, ora vanno di moda toni più scuri oppure ai limiti del rosso, come il rosa o il viola.

Oltre alla concorrenza degli altri colori, il rosso deve affrontare anche la Riforma protestante che lo lega alla “Roma papista" e lo considera un colore troppo vistoso, costoso, indecente, immorale, depravato. I grandi riformatori come Lutero e Calvino impongono un'estetica basata su colori scuri come nero, grigio e blu. D’altra parte anche la Controriforma cattolica, pur mantenendo lo sfarzo nei luoghi di culto, riprende in parte i valori protestanti: il Papa veste sempre più spesso di bianco e questo diffonde tra i cattolici il pensiero che indossare il rosso non sia più tanto onorevole.

Anche la scienza contribuisce al declassamento del colore rosso. Quando nel 1666, Isaac Newton scopre lo spettro luminoso, il rosso non è più collocato al centro, come nei sistemi antichi, ma all’estremità della scala cromatica. Il rosso viene così ufficialmente privato del posto di “primo colore”.

Nonostante ciò, in alcuni ambienti, come alla corte di Versailles nel XVII secolo, il rosso mantiene un certo ruolo di distinzione sociale. Gli aristocratici indossano scarpe con i tacchi rossi. Moda che si diffonde anche in altre corti europee.

Nei ceti medi e nel mondo contadino il rosso è più raro e, quando presente, viene ricavato da coloranti meno costosi che danno un colore più opaco e spento. In questi ambienti il rosso è riservato a occasioni di feste particolari come il matrimonio: quel giorno la sposa indossa il suo vestito più bello che spesso è rosso.

A parte lo sfarzo di Versailles e di altre corti europee, il XVII è un secolo alquanto cupo, segnato da guerre, carestie, epidemie, catastrofi climatiche che riducono drasticamente la speranza di vita. In un contesto simile, il rosso finisce per non essere più tanto in voga ed, eventualmente, è presente con toni come il carminio, il vinaccia, il cremisi.

Dopo un secolo buio, il Settecento si presenta chiaro, brillante e luminoso non soltanto nella sfera intellettuale e spirituale ma anche nella vita quotidiana: le finestre sono più grandi e l’illuminazione migliora e diventa meno costosa. La chimica fa progressi nella produzione di tinture per la produzione tessile. Ne trae vantaggio soprattutto il ceto medio che ora può indossare colori chiari e vivaci, che in passato erano stati una prerogativa dell’aristocrazia. Nell’abbigliamento come nell’arredo sono di gran moda le tinte chiare e i toni “pastello”, principalmente nella gamma dei blu, dei gialli, dei rosa e dei grigi. Il blu è il colore preferito e il rosso prosegue il suo declino, sebbene non sparisca del tutto.

Nell’ambiente di corte il rosso si usa soprattutto nel trucco. È un’epoca in cui gli aristocratici che vivono a corte, per distinguersi sia dai contadini che dai nobili che vivono in campagna, considerati inferiori, esaltano il pallore della pelle per mettere in risalto il “sangue blu”. Uomini e donne si coprono il viso con la biacca (bianco di piombo, altamente tossico), colorando labbra e zigomi con sostanze altrettanto pericolose a base di cinabro.

Nel vestiario contadino la moda del rosso non svanisce: in tutte le campagne europee, durante il XVIII secolo il rosso continua ad essere il colore da indossare nei giorni di festa.

L’Ottocento e il Novecento: tra politica e femminilità

Con la fine del XVIII secolo la simbologia del rosso si arricchisce di un significato nuovo: quello politico. Nato durante la Rivoluzione francese, il rosso politico cresce nelle lotte sociali del XIX secolo europeo e assume nel secolo seguente una dimensione internazionale; la bandiera rossa diventa prima il simbolo dei popoli oppressi e in rivolta, poi viene sempre più associata a socialismo e comunismo e, in alcune occasioni, la parola “rosso” incarna forme politiche di estrema violenza.

Parallelamente, nel corso del XIX secolo, comincia una inversione di genere: il rosso, che in passato era stato un colore maschile, simbolo di forza e potere, si lega sempre più alla sfera femminile. Gli uomini ormai vestono di blu o di nero (colori adeguati alla sobrietà borghese) e, con l’abbandono dei pantaloni rossi da parte dell’esercito francese nella primavera del 1915, non indossano più il rosso che che diventa definitivamente un colore femminile. Le donne continuano a considerarlo un colore elegante e mondano, benché non adatto a tutte le occasioni e a tutte le età. 

Nel corso del XX secolo, i codici del vestiario vengono seguiti sempre meno e gli anni sessanta liberano il corpo da ogni costrizione e tabù, compresi quelli cromatici. Il rosso si impone nel mondo della moda rappresentando un equilibrio tra l'eleganza classica e l'energia audace. Celebre è il “rosso Valentino”, che ha reso il rosso un'icona dell'alta moda. Creato negli anni '60 da Valentino Garavani, ispirato da un'opera teatrale a Barcellona, è una tonalità specifica, mix di magenta, giallo e nero, che è diventata il marchio di fabbrica della sua maison.

Il rosso nel mondo contemporaneo

Oggi, nella vita quotidiana, il rosso segnala divieti e pericoli, e nel commercio e in pubblicità è usato per evidenziare qualcosa, accentuare e attrarre lo sguardo. Spesso legato a lusso, eleganza e sensualità, è anche il colore di alcune feste come Natale e San Valentino. In alcune occasioni è ancora un colore che segnala solennità e prestigio, come dimostra l’abitudine di stendere un tappeto rosso per accogliere personalità importanti, tanto che l’espressione “red carpet” viene usata anche quando il tappeto non è di colore rosso.

Il rosso, con la sua intensità e i suoi significati contrastanti, ha superato la prova del tempo e continua a essere uno dei colori più presenti e potenti del nostro tempo.

Curiosità sul colore rosso

  • Il significato dei colori viene arricchito, oltre che dalle sensazioni che donano a livello fisico, da sovrastrutture culturali che variano secondo i cambiamenti della società; quindi lo stesso colore assume significati simbolici differenti a seconda della popolazione che lo utilizza. Per esempio, il rosso, in Italia è il colore della fortuna e dell’amore, in Cina è il colore della prosperità e del benessere, mentre in Sudafrica è il colore del lutto.
  • La grande croce rossa posta sul petto del crociato è un’invenzione dell’iconografia romantica del XIX secolo. In realtà, era di piccole dimensioni e sempre posta sulla spalla sinistra della tunica o del mantello, in ricordo del Cristo che porta la croce.
  • Nel Medioevo, il rosso è presente in oltre il 60% degli stemmi e ancora oggi oltre il 70% delle bandiere dei paesi membri dell’ONU ha una parte in colore rosso.
  • Fino al XVIII secolo, il sipario teatrale era quasi sempre blu; diventa rosso quando cominciano a diffondersi le nuove illuminazioni che valorizzano gli attori in un’atmosfera rossa, mentre il blu li fa apparire troppo pallidi. Il rosso del sipario si diffonde all’intera sala e, a poco a poco, il rosso, spesso associato all’oro, diventa il simbolo del teatro e dell’opera.


Tessuto di velluto rosso drappeggiato.


La storia dei colori è molto affascinante e complessa, coinvolge diversi aspetti della vita e della storia dell’umanità. Qui ho deciso di concentrarmi soprattutto sugli aspetti storici e sociali legati all’abbigliamento. Inoltre, a parte qualche accenno, è una visione parziale, limitata alla cultura occidentale e in particolare europea, quella che conosco meglio e sulla quale mi è più facile trovare materiale per documentarmi.

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